L’ERA HYBORIANA

Tra il tempo in cui gli oceani ighiottirono Atlantide e il sorgere dei figli di Aryas, vi fu un’era al di là di ogni immaginazione… l’era in cui visse Conan.
Un’epoca ormai quasi del tutto dimenticata e di cui il tempo ha cancellato ogni ricordo. Rimangono solo alcuni frammenti scritti a testimoniare i passi compiuti dall’uomo in quei tempi così remoti. Ecco quindi ciò che siamo riusciti a raccogliere in merito all’era Hyboriana, un saggio scritto da R.E. Howard. L’autore qui espone un resoconto storico che starà poi alla base di tutti i libri scritti in seguito su Conan. L’intero saggio fu pubblicato nel 1938 da un gruppo di fan.

L’ERA PRE CATACLISMA (circa 20,000 BC)
“…Di quell’epoca, conosciuta dai cronisti nemediani come il Pre-Cataclisma, si sa poco, salvo per l’ultima parte, e anche questa è velata dalla nebbia della leggenda. La storia conosciuta comincia con l’eclissarsi della civiltà pre-cataclismica, dominata dai regni di Valusia, Verulia, Grondar, Thule e Commoria. Questi popoli parlavano tutti lingue simili e vantavano una comune origine. C’erano altri regni, ugualmente civilizzati, ma abitati da razze diverse e all’apparenza più antiche.
I “barbari” di quell’epoca erano i pitti, che vivevano su isole molto lontane nell’oceano occidentale; gli atlantidi, che abitavano un piccolo continente fra le isole dei pitti e il continente principale, o Thuria; e i lemuriani, che abitavano una serie di grandi isole nell’emisfero orientale.
C’erano vaste regioni di terra inesplorata. I regni civilizzati, benché di grande estensione, occupavano una porzione relativamente piccola dell’intero pianeta. Valusia era il regno più occidentale di Thuria; Grondar quello più orientale. A est di Grondar, il cui popolo non aveva raggiunto i livelli di civiltà dei regni affini, si stendeva su una successione di deserti spogli e selvaggi. Sui tratti di deserto meno aridi, nelle giungle o fra le montagne, vivevano clan e tribù di selvaggi primitivi, disseminati qua e là. Molto lontano a sud c’era una misteriosa civiltà per nulla collegata con la cultura thuriana, e all’apparenza di natura pre-umana. Sulle lontane sponde orientali del continente viveva un’altra razza, umana, ma misteriosa e non-thuriana, con la quale i lemuriani entravano in contatto di tanto in tanto.
Sembra che fossero giunti da un oscuro continente senza nome che si trovava da qualche parte a oriente delle isole lemuriane.
La civiltà thuriana si stava sgretolando; i loro eserciti erano composti per la maggior parte da mercenari pitti. Atlantidi e lemuriani erano i loro generali, i loro statisti, e non di rado i loro re. Sulle dispute fra i regni, e sulle guerre fra Valusia e Commoria, come anche sulle conquiste grazie alle quali gli atlantidi fondarono un regno nel continente thuriano, vi sono più leggende che storia attendibile.

L’ERA POST CATACLISMA (circa 17,000 – 15,000 BC)
Poi, il Cataclisma scosse il mondo. Atlantide e Lemuria sprofondarono, e le isole dei pitti furono sollevate a formare le vette delle montagne di un nuovo continente. Ampie parti del continente thuriano scomparvero sotto le acque in tempesta oppure, abbassandosi, formarono grandi laghi e mari interni. Si aprirono nuovi vulcani, spaventosi terremoti rasero al suolo città e imperi splendenti. Intere nazioni vennero cancellate.
I barbari se la cavarono un po’ meglio delle razze civilizzate. Gli abitanti delle isole dei pitti furono distrutti, ma una numerosa colonia, che era stata insediata tra le montagne della frontiera meridionale di Valusia per fungere da cuscinetto contro le invasioni straniere, rimase intatta. Il regno creato dagli atlantidi su Thuria sfuggì, allo stesso modo, alla comune rovina, e ad esso giunsero migliaia di fuggiaschi a bordo delle navi con cui avevano precipitosamente lasciato la loro isola che sprofondava. Molti lemuriani fuggirono sulle sponde orientali del continente thuriano, che era rimasta relativamente indenne. Qui furono fatti schiavi dall’antica razza che già vi abitava, e la loro storia, per migliaia di anni, fu quella di una brutale servitù.

Nella parte occidentale del continente, le mutate condizioni crearono nuove forme di piante e di vita animale. Fitte giungle coprirono le pianure, grandi fiumi si scavarono lunghi percorsi fino al mare, montagne impervie si sollevarono e i laghi coprirono le rovine delle antiche città sul fondo di fertili valli. Dalle terre sprofondate sciamarono nel regno continentale degli atlantidi miriadi di bestie feroci e uomini inselvatichiti. Gli atlantidi furono costretti a combattere civiltà continuamente per difendere la propria vita, e tuttavia riuscirono a conservare le vestigia della loro precedente civiltà barbarica. Privi di metalli e altri minerali utili, divennero lavoratori della pietra come i loro lontani antenati, ed erano tornati a un livello tecnico e artistico, quando la loro cultura entrò in contatto con i pitti.
Questi avevano risalito la via della civiltà soltanto fino alla selce scheggiata, ma si erano moltiplicati, e avevano assai progredito nella scienza della guerra. Non avevano la più piccola traccia della natura artistica degli atlantidi; erano molto rudi, pratici, e prolifici. Non lasciarono nessun affresco dipinto o inciso sulle rocce, né oggetti d’avorio scolpito, al contrario dei loro avversari, ma possedevano un grandissimo numero di armi di selce altamente efficienti.
Questi regni barbarici dell’età della pietra si scontrarono e, in una serie di guerre sanguinose, gli atlantidi, inferiori di numero, regredirono nuovamente allo stato selvaggio, e l’evoluzione fu arrestata. Cinquecento anni dopo il Cataclisma, ogni traccia dei due regni barbarici è scomparsa. C’è soltanto un’orda, i pitti, che combatte una guerra continua con altre tribù selvagge, gli atlantidi. I pitti hanno il vantaggio del numero e del fatto che sono uniti tra loro, mentre gli atlantidi sono ridotti a pochi clan con assai scarsi collegamenti. Questo era l’occidente a quei tempi.
Nel lontano Oriente , tagliato fuori dal resto del mondo dal sollevamento di gigantesche montagne e da una distesa di immensi laghi, i lemuriani faticano come schiavi sotto i loro duri padroni. Il lontano Sud è più che mai avvolto nel mistero. Non toccato dal Cataclisma, esso è ancora a un livello pre-umano. Delle razze civilizzate del continente thuriano, i resti di una nazione non valusiana abitano fra le basse montagne del sud-est, gli zhemri. Qua e là nel mondo sono sparsi clan di scimmieschi selvaggi, che nulla sanno della nascita e della caduta della antiche civiltà. Ma nel lontano Nord un altro popolo comincia lentamente a esistere.

Al tempo del Cataclisma, una banda di selvaggi, il cui sviluppo non era molto al di sopra di quello dei neanderthal, viaggiò fino ad arrivare in paesi ghiacciati abitati soltanto da una feroce razza di scimmie delle nevi: bianchi, giganteschi animali, all’apparenza nativi di quel clima. Le scimmie furono combattute e respinte dai selvaggi oltre il circolo artico, dove si pensò sarebbero perite. I selvaggi si adattarono al nuovo e duro ambiente, e prosperarono.
Quando le guerre tra pitti e atlantidei ebbero distrutto sul nascere quella che avrebbe potuto essere una nuova civiltà, un altro, minore cataclisma alterò ancora di più l’aspetto del continente originario, la successione dei grandi laghi si fuse in un vasto mare interno, che separò ancor di più l’Occidente dall’Oriente; terremoti, vulcani e inondazioni completarono la rovina dei popoli barbarici, che le guerre tribali avevano iniziato.

LA RINASCITA DEI POPOLI HYBORIANI (circa 14,000 – 10,000 BC)
1500 anni dopo questo cataclisma minore, il mondo occidentale ha l’aspetto di un paese selvaggio, di giungle , laghi e fiumi impetuosi. Fra le colline del nord-ovest coperte di foreste si aggirano bande di uomini-scimmia, privi di linguaggio umano, che ignorano il fuoco e l’uso di utensili. Sono i discendenti degli atlantidi, risprofondati nello schiamazzante caos della bestialità della giungla, dalla quale millenni prima i loro antenati erano sgusciati faticosamente fuori. A sud-ovest abitano, sparpagliati, clan di selvaggi ridotti a cavernicoli, il cui linguaggio si è degradato alla forma primitiva, ma che, ciò malgrado, conservano ancora il nome di pitti, il quale ha finito per significare semplicemente uomini: loro stessi, per distinguersi dalle vere bestie con le quali essi si battono per il cibo e la sopravvivenza. Questo nome è il loro unico legame con la condizione precedente. Né gli squallidi pitti, né gli scimmieschi atlantidi, hanno alcun contatto con altre tribù o popoli.

Lontanissimi, a oriente, i lemuriani, ridotti essi stessi a un livello quasi bestiale dalla brutalità della schiavitù, si sono ribellati distruggendo i loro padroni. Sono selvaggi, in mezzo alle rovine d’una civiltà ad essi estranea. I sopravvissuti di quella civiltà, che sono sfuggiti alla furia dei loro schiavi, si sono diretti a occidente. Piombati sul misterioso regno pre-umano del sud, lo rovesciano, sostituendovi la propria cultura, modificata dal contatto con quella vecchia. Il nuovo regno viene chiamato Stygia, e i resti sopravvissuti dell’antica nazione vengono addirittura venerati, dopo che la razza che l’aveva creata è stata praticamente distrutta.
Qua e là nel mondo, gruppi di selvaggi mostrano la tendenza a evolversi verso l’alto, anche se non hanno un nome e rimangono sparsi, divisi tra loro; ma nel nord le tribù stanno crescendo. Questi popoli vengono chiamati hyboriani, o hybori; il loro dio è Bori, qualche grande capo che la leggenda ha reso ancora più antico e mitico, forse il re che li ha condotti verso settentrione, nei giorni del grande Cataclisma, che le tribù ricordano nel loro distorto folclore. Si sono diffusi in tutto il nord, e lentamente, muovendosi in tutta comodità coi loro carri, altre volte a prezzo di grandi difficoltà, e si stanno ora nuovamente spingendo verso sud. Fino a questo momento non sono entrati in contatto con nessun’altra razza; le guerre le hanno fatte soltanto fra loro. Millecinquecento anni di permanenza nel paese nordico li hanno trasformati in una razza alta, vigorosa, dai capelli fulvi e bellicosa, che già manifesta un’arte ben definita e un certo stile nel comporre poesie ispirate alla natura. Vivono ancora soprattutto di caccia, ma le tribù del nord già da qualche secolo allevano bestiame. C’è un’eccezione nel loro isolamento finora completo dalle altre razze: un viaggiatore che si era spinto nel lontano nord tornò con la notizia che le distese di ghiaccio credute deserte erano abitate da una tribù di uomini simili a scimmie, discendenti, era pronto a giurarlo, dalle bestie cacciate via dalle terre più abitabili ad opera degli antenati degli hyboriani. Quel viaggiatore sollecitò che una grande spedizione guerresca fosse inviata oltre il circolo artico per sterminare quelle bestie che giurava, si stavano evolvendo in veri uomini. Fu sbeffeggiato; ma un piccolo gruppo di giovani avventurosi accettò di ritornare con lui verso nord: nessuno mai più ricomparve.

Ma le tribù degli hyboriani stavano migrando verso sud, e man mano la popolazione aumentava, il movimento divenne più ampio. L’epoca successiva fu un tempo di migrazioni e di conquiste. Nella storia del mondo, le migrazioni delle tribù costituiscono un motivo costante nel panorama delle popolazioni.
Guardiamo il mondo cinquecento anni dopo. Tribù di hyboriani dai capelli fulvi si sono spostati verso sud e ovest, conquistando e distruggendo molti dei piccoli clan senza nome. Assorbendo il sangue delle razze più antiche, già i discendenti dei primi migratori dal nord hanno cominciato a mostrare tratti razziali modificati. Queste razze miste vengono ferocemente attaccate dalle migrazioni più recenti, di sangue più puro, e spazzate via davanti ad esse – allo stesso modo in cui una scopa spazza via, imparziale, ogni tipo di detrito – per mescolarle coi resti frammischiati di altre razze ancora.
Finora i conquistatori non sono entrati in contatto con altri veri popoli e nazioni più antiche. A sud-est i discendenti degli zhemri, preso impulso dal sangue nuovo, prodotto dal mischiarsi con qualche altra tribù imprecisata, stanno tentando di far rivivere qualche debole ombra della loro antica cultura. A occidente gli scimmieschi atlantidi stano ricominciando la lunga salita verso l’alto. Hanno descritto un ciclo completo: si sono dimenticati completamente delle loro precedente esistenza come uomini; inconsapevoli di qualunque altra preesistente condizione, stanno iniziando la nuova scalata senza gli aiuti o gli impacci dei ricordi umani. A sud di loro, i pitti rimangono selvaggi, in apparenza sfidando le leggi di natura con la mancanza sia di un progresso che di un regresso. Molto lontano, ancora più a sud, vi è l’antico e misterioso regno della Stygia. Lungo le sue frontiere orientali errano tribù selvagge di nomadi, già conosciute come i Figli di Shem.
Vicino ai pitti, nell’ampia valle di Zingg, protetti da grandi montagne, una banda di primitivi senza nome (a titolo del tutto ipotetico classificati come parenti degli shemiti) ha sviluppato una forma di agricoltura discretamente evoluta.
Un altro fattore è andato ad accrescere l’impeto della migrazione hyboriana. Una tribù di quella razza ha riscoperto l’impiego della pietra per gli edifici, ed è così sorto il primo regno hyboriano: il rude e barbarico regno d’Hyperborea, che ha avuto il suo inizio in una rozza fortezza di macigni ammucchiati per respingere gli attacchi delle altre tribù. Ben presto, la gente di quella tribù ha abbandonato le sue tende di pelle di cavallo per andare ad abitare in case di pietra, grezze ma poderose quanto a struttura: così protetta, ben presto è diventata assai forte. Vi sono pochi altri drammatici eventi nella storia dell’ascesa del rude e fiero regno d’Hyperborea, il cui popolo mutò all’improvviso la propria esistenza nomade per erigere abitazioni di nuda pietra, circondate da mura ciclopiche, una razza appena emersa dall’era neolitica che, per un capriccio del caso, aveva appreso i primi rudimenti dell’architettura.
L’ascesa di questo regno provocò nuove migrazioni di molte altre tribù, giacché, sconfitte in guerra, o rifiutandosi di diventare vassalle dei loro consanguinei che si trovavano nei castelli, molti clan intrapresero lunghi viaggi che li portarono fino a metà strada dal punto opposto del mondo. E le tribù più a nord cominciarono ad essere tormentate da giganteschi selvaggi biondi, non più progrediti degli uomini-scimmia.
La storia dei successivi millenni è quella dell’ascesa degli hyboriani, le cui tribù bellicose dominano il mondo meridionale. Rudi, vigorosi regni prendono forma. Gli invasori dai capelli fulvi hanno incontrato i pitti, respingendoli sempre più nei territori brulli dell’Occidente. A nord-ovest i discendenti degli atlantidi, evolvendosi senza alcun aiuto esterno dalla condizione di uomini-scimmia a quello di selvaggi primitivi, non hanno ancora incontrato i nuovi conquistatori. Lontano a oriente i lemuriani stanno sviluppando una loro strana civiltà. A sud gli hyboriani hanno fondato il regno del Koth, ai confini di quelle contrade pastorali note come la Terra di Shem, e anche i selvaggi di questi territori, in parte per i contatti con gli hyboriani, in parte per i contatti con gli stigi che li hanno predati per secoli, stanno emergendo dalla barbarie. I biondi selvaggi del lontano nord sono cresciuti in numero e potenza, così le tribù hyboriane più settentrionali si spostano a sud, spingendo davanti a sé i clan con loro apparentati. L’antico regno di Hyperborea vien rovesciato da una di queste tribù nordiche ma, tuttavia, conserva l’antico nome. A sud-est di Hyperborea è sorto un regno degli Zhemri, che ha preso il nome di Zamora. A sud-ovest una tribù di pitti ha invaso la fertile valle di Zingg , conquistando il popolo agricolo che l’abitava, e si è insediata tra questa gente: la razza mista più tardi viene conquistata da una tribù hyboriana vagante, e dalla mescolanza di tutti questi elementi nasce il regno di Zingara.

I REGNI HYBORIANI (circa 9,500 BC)
Altri cinque secoli, e i popoli hyboriani realizzano una civiltà così eletta e potente che basta il contatto con essa a strappare dalla barbarie ogni tribù selvaggia. Il regno più forte è Aquilonia, ma gli altri le contendono vigore e splendori. Gli hyboriani sono diventati una razza assai composita; i più vicini all’antico ceppo sono gli abitanti del Gunder, una provincia settentrionale dell’Aquilonia. Ma questa mescolanza non ha indebolito la razza. Essi primeggiano nel mondo occidentale, anche se i barbari delle terre selvagge aumentano la loro forza.

Nel nord, barbari selvaggi dai capelli d’oro e dagli occhi azzurri, discendenti dei biondi selvaggi dell’Artico, hanno cacciato le ultime tribù hyboriane rimaste dai paesi delle nevi, salvo per l’antico regno di Hyperborea che resiste ai loro attacchi. Il loro paese è chiamato Nordheim, ed essi sono divisi nei vanir di Vanaheim, dai capelli biondo-rossi, e negli aesir di Asgard dai capelli biondo-oro.
Adesso i lemuriani entrano di nuovo nella storia come Hyrkaniani. Nel corso dei secoli essi si sono spinti costantemente verso occidente, e adesso una tribù si stanzia lungo la costa meridionale del grande mare interno, il Vilayet, e fonda il regno del Turan, sulle terre a sud-ovest. Fra il mare interno e i confini orientali dei regni dell’Occidente vi sono ampie distese steppose e, all’estremo nord e all’estremo sud, ampi deserti. Gli abitanti non hyrkaniani di quei territori sono sparsi e dediti ad attività pastorali, non hanno nome, nel nord; nel sud sono shemiti, con una sottile traccia di sangue hyboriano, dovuta a occasionali vaganti conquistatori. Verso l’ultima parte di questo periodo, altri clan hyrkaniani si spingono a occidente, intorno all’estremità settentrionale del mare interno, e si incontrano con gli avamposti orientali degli hyperboreani.
Date una rapida occhiata ai popoli di quest’epoca. I dominanti hyboriani non hanno più le caratteristiche uniformi dei capelli fulvi e gli occhi grigi. Si sono mescolati ad altre razze. C’è un forte ceppo shemita, o perfino stigio, tra i popoli del Koth e, in misura minore, di Argos; la gente di Argos si è mescolata, più che con gli shemiti, con gli zingariani. I brytuniani orientali si sono imparentati con gli zamoriani dalla pelle scura, e i popoli dell’Aquilonia meridionale si sono mischiati coi bruni zingariani, al punto che i capelli neri e gli occhi azzurri sono diventati il tipo dominante nel Poitain, la provincia aquiloniana più meridionale.

L’antico regno di Hyperborea è più chiuso degli altri, eppure c’è sangue straniero in abbondanza nelle sue vene, portatovi dalle donne di altre razze catturate oltre il confine: hyrkaniane, aesir e zamoriane. Soltanto nella già nominata provincia del Gunder, dove la gente non tiene schiavi, il puro ceppo hyboriano sopravvive intatto. Anche i barbari più a nord hanno mantenuto puro il proprio sangue: i cimmeri sono alti e possenti, coi capelli scuri e gli occhi azzurri o grigi. Il popolo del Nordheim è di corporatura simile, ma con la pelle bianca, gli occhi azzurri, e i capelli rossi o dorati. I pitti sono sempre dell’identico tipo, mai mutato attraverso le epoche: bassi, molto scuri di carnagione, con gli occhi e i capelli neri. Gli hyrkaniani sono scuri di pelle, e in genere alti e magri, anche se il tipo tozzo, dagli occhi obliqui, sta diventando sempre più comune fra loro, il risultato della mescolanza con una strana razza di aborigeni intelligenti, anche se poco evoluti, da essi, conquistati tra le montagne a oriente del mare di Vilayet durante la loro migrazione verso occidente.
Gli shemiti sono in generale di media statura, anche se a volte, quando nelle loro vene vi è del sangue stigio, possono diventare giganteschi; in generale hanno una struttura robusta, spalle ampie, nasi aquilini, occhi scuri e capelli d’un nero corvino dalle sfumature azzurrastre. Gli stigi sono alti e ben fatti, di carnagione assai scura, i lineamenti dritti, allungati: almeno, la classe dominante è di questo tipo. Le classi inferiori, al contrario, sono un orda imbastardita, frutto di tiranneggiamenti e sopraffazioni, una mescolanza di sangue negroide, stigio, shemita, e perfino hyboriano. A sud della Stigia si stendono gli ampi regni neri delle amazzoni, dei kushiti, degli atlaiani, e l’ibrido impero dello Zembabwei.
Fra Aquilonia e le lande selvagge dei pitti si stendono le Marche Bossoniane, popolate dai discendenti di una razza aborigena, conquistata da una tribù di hyboriani, ai primordi della migrazione di questi ultimi. Questa gente di frontiera, di razza mista, non ha mai raggiunto il livello di civiltà degli hyboriani più puri, ed è stata sospinta da essi ai margini estremi del mondo civilizzato. I bossoniani sono di altezza e colorito medio, gli occhi sono neri o grigi, e i loro crani sono mesocefalici. Vivono soprattutto di agricoltura, in grandi villaggi cintati da mura, e le loro terre fanno parte del regno di Aquilonia. Le paludi che le costellano si estendono dal Regno del Confine a nord fino alla Zingara, a sud-ovest, formando un efficace baluardo, per Aquilonia, sia verso i cimmeri che i pitti. I bossoniani sono tenaci combattenti difensivi, e secoli di guerre contro i barbari del settentrione e dell’occidente hanno fatto si che abbiano sviluppato tattiche di difesa quasi del tutto impenetrabili da un attacco diretto.
Questo era il mondo, al tempo di Conan. …”

R.E. Howar

Fonte ed approfondimenti:

Cimmerian Fans

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~ di Cata su 7 luglio 2006.

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