LA STORIA DI CONAN

Ed ecco un altra chicca che abbiamo in serbo per voi lettori dello Scriba Stygiano, direttamente dalla narrativa di Howard, un sunto della vita di Conan e delle sue mirabili avventure.

L’eroe più famoso della Civiltà Hyboriana non fu un hyboriano, bensì un barbaro, Conan il Cimmero, intorno al cui nome ruotano interi cicli di leggende. Poco si sa della sua vita, o di come arrivò sino al trono del più grande regno dell’Occidente, ma quel poco che si sa con certezza è riportato qui di seguito.

L’INFANZIA DI CONAN
Nelle vene di Conan scorreva il sangue degli antichi Atlantidi, il cui continente era stato sommerso dal mare ottocento anni prima.
Era nato in un Clan che occupava un’area a Nordovest della terra di Cimmeria, lungo i tenebrosi confini del Vanaheim e delle foreste dei Pitti. Suo nonno, mem­bro di una tribù del Sud, fu costretto a lasciare il proprio popolo a causa di una faida di sangue per poi rifugiarsi, dopo lungo vagabondare, tra la gente del Nord. Conan stesso nacque su un campo di battaglia, durante una guerra tra la sua tribù e un’orda di Vanir.

Non esistono cronache che ci narrino quando il giovane Cimmero venne a contat­to per la prima volta con la civiltà, ma la sua abilità di guerriero era già nota quando aveva solo quindici anni. A quel tempo le tribù cimmere, di solito in lotta tra loro, dimenticarono le proprie faide e si unirono per respingere gli uomini di Gunder che si erano spinti oltre la frontiera di Aquilonia, avevano eretto il posto di confine di Venarium e avevano cominciato a colonizzare le Marche Meridionali della Cimme­ria.
Conan fece parte dell’orda urlante e assetata di sangue che arrivò sciamando dalle montagne settentrionali, assalì le palizzate con le spade e con le torce e ricacciò gli Aquiloniani al di là dei confini.
All’epoca del sacco di Venarium, non ancora pienamente cresciuto, Conan era alto sei piedi e pesava 180 libbre. Aveva la prontezza e il riserbo dei taglialegna, la resistenza dei montanari, la forza erculea del padre fabbro, e una spiccata familiari­tà con il coltello, l’ascia e la spada.

Dopo il saccheggio dell’avamposto aquiloniano – dove conobbe, probabilmente, il vino e le donne delle terre hyboriane – Conan tornò per un po’ di tempo alla sua tribù. Irrequieto per le sue esigenze giovanili, in aperto contrasto con le tradizioni del suo popolo e le usanze dell’epoca, trascorse alcuni mesi con una banda di Aesir effettuando infruttuose scorribande contro i Vanir e gli Hyperborei. Quest’ultima scorreria terminò con la sua cattura: aveva allora solo sedici anni.
Ma non rimase prigioniero a lungo. Lavorando di notte mentre gli altri prigionieri dormivano, aveva limato un anello della sua catena che avrebbe spezzato al mo­mento giusto. Poi, durante una notte di tempesta aveva tentato la fuga. Facendo roteare in aria la catena spezzata, che misurava quattro piedi, aveva sgominato le guardie ed era scappato dal recinto degli schiavi degli Hyperborei, dileguandosi nel temporale.
Nonostante fosse libero, un intero regno a lui ostile separava il giovane dalla propria terra. Istintivamente, Conan fuggì a Sud, nella terra aspra e selvaggia che divideva le Marche Meridionali di Hyperborea dalle fertili pianure di Brythunia e dalle steppe del Turan.
Dirigendosi a Sud per le aspre montagne che separavano le terre hyboriane orien­tali dalle steppe del Turan, Conan alla fine giunse ad Arenjun, la famigerata «Città dei Ladri» zamoriana. Nuovo alla civiltà e senza legge per natura, scoprì – o si conquistò – una nicchia come ladro di professione in un popolo che considerava il furto un’arte e una vocazione onorevole.

LADRO TRA I LADRI
Essendo ancora molto giovane e più coraggioso che furbo, in un primo momento i suoi progressi nella nuova professione furono lenti. Ben presto, tuttavia, si unì a Taurus di Nemedia nel tentativo di rubare il favoloso gioiello noto come «Il Cuore dell’Elefante» dalla torre, ritenuta inespugnabile, dell’infame Yara, colui che aveva fatto prigioniero il Dio-Bestia di origine extraterrestre Yag-Kosha (The Tower of the Elephant, La Torre dell’Elefante).
Stancatosi alla fine della «Città dei Ladri» Conan vagabondò ad Ovest verso la Capitale di Zamora, Shadizar la Corrotta. Qui, sperava, i furti sarebbero stati più redditizi. E per un certo periodo ebbe davvero più successo che ad Arenjun… anche se le donne di Shadizar lo alleggerivano ogni volta del suo bottino, per iniziarlo, in cambio, alle arti amatorie.
Udendo parlare di un tesoro, si recò alle vicine rovine dell’antica Larsha, prece­dendo di poco lo squadrone di soldati che veniva ad arrestarlo (The Hall of the Dead, Il Palazzo dei Morti).
Quando tutti i soldati, eccettuato il loro capo, il Capitano Nestor, furono caduti nelle trappole preparate per loro da Conan, Nestor e Conan si allearono per rubare il tesoro.
Dopo aver superato pericoli inenarrabili, i due scamparono al terremoto che rase al suolo tutta la regione, ma la fortuna li privò nuovamente dei loro guadagni.
Le ultime avventure avevano lasciato in Conan una spiccata avversione per la Magia dell’Oriente. Passando per la Corinthia, si diresse a Nordovest, in Nemedia, il secondo regno hyboriano in ordine di importanza dopo l’Aquilonia.

Nella città di Numalia, riprese la professione di ladro con sufficiente successo, tanto da attirare l’attenzione di Aztrias Petanius, il nipote fannullone del Governa­tore locale.
Il giovane Nobile, oppresso dai debiti di gioco, assoldò il giovane straniero perché rubasse per lui un certo calice zamoriano, scolpito in un pezzo unico di diamante, dal «museo» del ricco collezionista e mercante d’antiquariato Kalian Publico (The God in the Bowl, Il Dio nell’Urna).
Sfortunatamente, l’arrivo di Conan nel museo-tempio coincise con la morte im­provvisa del proprietario, e attirò sul giovane ladro l’attenzione di Demetrio, Presi­dente del Consiglio dell’Inquisizione della città. Gli fece fare, inoltre, conoscenza con la Magia Nera degli Adoratori del Serpente di Seth, rievocata dall’antico pas­sato dal Mago stigio Thoth-Amon, sulla cui strada il Cimmero si sarebbe nuova­mente imbattuto. Quando lo spaventoso segreto del Dio della coppa fu finalmente chiaro, Conan si lasciò prontamente alle spalle le guglie di Numalia.
Non facendosi illusioni circa la possibilità di evitare gli ostacoli soprannaturali che intralciavano la sua vocazione, ed essendo diventato pericoloso per lui il Regno di Nemedia, Conan si diresse nuovamente a Sud, in Corinthia, dove continuò a dedi­carsi… all’appropriazione indebita. A quel tempo aveva quasi diciannove anni, e le esperienze fatte l’avevano indurito e reso più cauto rispetto alla prima volta che era apparso nei Regni Meridionali.

Applicandosi diligentemente alla propria professione, Conan crebbe in reputazio­ne quale uno dei ladri più audaci della città corinthiana; ma la mancanza di giudizio relativamente al comportamento imprevedibile delle donne, lo fece finire in catene.
Fortunatamente un rovesciamento nella politica locale lo rese libero, e gli aprì una nuova carriera. Un nobile ambizioso, Murilo, lo fece uscire infatti di galera per mandarlo a tagliare la gola al Sacerdote Rosso, Nabonidus, un uomo potente che tramava contro il trono della città-stato (Rogues in the House, Furfanti a Palazzo).
L’impresa radunò una rara collezione di furfanti in casa di Nabonidus, e finì in una grottesca parodia di sangue e tradimenti, con il Sacerdote Rosso morto, Murilo libero, e Conan in groppa a un veloce cavallo, diretto alla frontiera più vicina.
Conan cominciava a comprendere l’arte degli intrighi degli Hybonani. Gli era chiaro che non esisteva una sostanziale differenza fra le trame di Palazzo e quelle della Caverna dei Ratti, a parte il fatto che il bottino era più sostanzioso nei palazzi.

In groppa al proprio cavallo e con la ricompensa del riconoscente – e premuroso – Murilo, il Cimmero partì alla scoperta del mondo civilizzato, con l’intenzione di fare fortuna.
La Strada dei Re, che attraversava i Regni Hyboriani, lo condusse alla fine a Est, nel Turan, dove si arruolò nell’esercito del poco amabile Re Yildiz. Inizialmente non trovò congeniale il servizio militare, essendo troppo ostinato e ribelle per sottomettersi facilmente alla disciplina. Inoltre, dato che non era ancora molto abile con il cavallo e con l’arco – in un esercito nel quale l’arciere a cavallo era il punto di forza – venne relegato tra gli irregolari a mezza paga.
Dopo aver viaggiato nel Turan e nel Khitai, stanco di avventure e di magie, Conan decise di tornare in patria. Dopo un paio di mesi passati tra le prostitute e il vino, però, si unì ai suoi vecchi amici, gli Aesir, per fare una scorreria nel Vanaheim (The Frost Giant’s Daughter, La figlia del Gigante dei Ghiacci). Nella dura lotta che seguì sulle pianure ricoperte di neve, le due forze si distrussero reciprocamente: sopravvisse solo Conan, il quale, dopo lungo vagabondare, fece uno strano incontro con la leggendaria Atali, la bella figlia del gigante ibernato, Ymir.
Ossessionato dalla glaciale bellezza di Atali, e annoiato dalla vita rustica dei vil­laggi cimmeriani, Conan tornò a Sud, verso la civiltà, nei Regni Hyperboreani, dove servì come condottiero in Nemedia, prima Ophir, e infine Argos.
In quest’ultimo posto, un diverbio con la legge lo costrinse a prendere la prima nave in partenza (Queen of the Black Coast, La Regina della Costa Nera). Era il mercantile Argus, diretto alle coste nere di Kush. A quel tempo, Conan aveva circa ventiquattro anni.

VITA DA PIRATA, MERCENARIO E BRIGANTE
Quando fuggì da Argos, Conan non sapeva che stava per cominciare la parte più importante della sua vita: una parte che gli avrebbe procurato un nome conosciuto e temuto in tutti i Regni Neri della Stygia.
L’Argus venne catturato da Bélit, la Comandante shemita della Tigre, i cui feroci Corsari Neri avevano fatto di lei l’indiscussa Regina della Costa Nera. Conan con­quistò sia Bélit che la partecipazione ai suoi cruenti commerci, razziando la costa con lei, finché la sfortuna li condusse sul fiume nero di Zarkheba, nella città perdu­ta di un’antica razza alata.
Qui Bélit trovò una morte orribile. Mentre la sua pira funebre ondeggiava tra i flutti verso l’oceano, Conan tornò all’interno per arrivare, passando per i Regni Neri, alle Terre Hyboriane.
Durante il sodalizio con Bélit, Conan si conquistò il nome di Amra, il Leone, che lo avrebbe seguito per il resto della sua vita ma, dopo la morte di lei, non volle più riprendere il mare per diversi anni. Si spinse invece nell’interno e si unì alla prima tribù nera che gli offrì rifugio, quella dei guerrieri Bamula. Dopo pochi mesi era già riuscito a diventare Capo della tribù, il cui potere – sotto la sua guida – crebbe rapidamente.
I capi di una tribù vicina”, i Bakalah, volevano attaccare un’altra tribù rivale, e invitarono Conan con i suoi Bamula a partecipare al progettato saccheggio e mas­sacro (The Vale of Lost Women, La Vallata delle Donne Perdute). Conan accettò l’invito ma, scoprendo che una ragazza ophiriana, Livia, era tenuta prigioniera a Bakalah, tradì i Bakalah con l’intenzione di liberare Livia e tenersela per sé.
Livia fuggì durante il massacro, vagando nella valle misteriosa delle donne perdu­te, dove soltanto l’arrivo tempestivo di Conan la salvò dall’essere offerta in sacrifi­cio a un essere extraterrestre. Poi, il paradossale codice barbaro dell’onore obbligò Conan a rimandare Livia a casa illibata.

Insoddisfatto delle avventure vissute nei Regni Neri, Conan si diresse a Nord, dove aver attraversato i deserti stygiani e le praterie shemite. Alla fine si arruolò sotto Amalric di Nemedia, il generale mercenario di Yasmela, la Reggente del piccolo regno confinante di Khoraja (Black Colossus, Colosso Nero).
Qui Conan raggiunse in fretta il grado di Capitano. Il fratello di Yasmela, Re di Khoraja, era prigioniero a Ophir, e le frontiere della Reggente erano assalite da forze nomadi radunate da un misterioso Mago mascherato, Natohk, che era in realtà il Thugra Khotan della Città Proibita del deserto di Kuthchemes, morto tremila anni prima.
Obbedendo all’Oracolo di Mitra, il Dio Supremo degli Hyboriani, Conan venne nominato Capitano-Generale dell’esercito di Khoraja. Con questo grado ingaggiò battaglia con i nemici di Natohk e liberò Yasmela dai perfidi incantesimi del Mago. Nel combattimento finale tra l’acciaio e la stregoneria, Conan vinse lo scontro… e anche la Regina.
L’orgoglio, però, non consentiva a Conan di fare il «mantenuto» di una donna, per quanto bella e ardente potesse essere. Dopo un po’, infatti, se ne andò via di nascosto, con l’intenzione di far visita alla sua Cimmeria e vendicarsi dei suoi anti­chi nemici, gli Hyperborei.
Adesso Conan aveva quasi trent’anni. I suoi fratelli di sangue cimmeri e gli Aesir avevano preso moglie e messo al mondo figli, alcuni dei quali avevano l’età e quasi la statura che aveva Conan quando si era avventurato per la prima volta nei tuguri infestati dai ratti di Zamora.
Quando i mercanti portarono la notizia che si preparavano guerre nel Sud, Conan tornò nei Regni Hyboriani.
Un Principe ribelle di Koth era in lotta con Strabonus, il gretto Re di quella piccola nazione, e Conan si ritrovò con i suoi vecchi compagni al seguito del Princi­pino. Sfortunatamente, questi fece la pace col suo Re, e la sua milizia mercenaria si ritrovò senza ingaggio.

I suoi membri, e Conan tra questi, si unirono allora in una banda di fuorilegge – i Liberi Compagni – che razziava a turno le frontiere di Koth, Zamora e Turan. Alla fine gravitarono intorno alle steppe occidentali del Mare di Vilayet, dove si unirono all’orda di Briganti detti kozaki.
Conan assunse ben presto il comando di questa ciurmaglia senza legge, e con essa compì scorrerie sulle frontiere occidentali dell’Impero Turaniano, finché il Re Yildiz adottò una politica di rappresaglie di massa. Un esercito al comando di Shah Amurath ricacciò i kozaki nell’interno del territorio turaniano, e poi li sterminò in una sanguinosa battaglia sul fiume Ilbars.
Dopo aver ucciso Amurath e rapito la bella prigioniera del turaniano, la Princi­pessa Olivia di Ophir, Conan fuggì con una barca sul Mare di Vilayet (Shadows in the Moonlight, Ombre al Chiaro di Luna). Rifugiatisi in un’isola senza nome, i due giunsero in una città in rovina, tutta di granito verde, piena di strane statue di ferro.
Le ombre proiettate alla luce della luna si dimostrarono pericolose, tuttavia Co­nan non solo riuscì a conservare la testa sulle spalle, ma assunse anche il comando della Confraternita di pirati che predava il Mare di Vilayet mentre i suoi alleati kozaki dominavano nelle steppe circostanti.
I Regni Occidentali, però, erano troppo presi dalle dispute interne per prestare attenzione a una crescente minaccia proveniente dall’Est, quella costituita da Re Yezdigerd. Il piccolo regno di Khauran, situato tra la punta di Koth e le steppe e i deserti sui quali i Turaniani stavano estendendo metodicamente il loro controllo, non faceva eccezione.
Arrivato a Khauran, Conan assunse immediatamente il comando della Guardia Reale della Regina Taramis di Khauran (A Witch Shall Be Born, Nascerà una Strega).
Qui la gemella di Taramis, Salomè, dotata di poteri di Strega e iniziata alle Arti Magiche dai Maghi Gialli del Khitai, si era alleata con l’avventuriero Constantius di Koth per fare prigioniera la Regina e prendere il suo posto.
Conan scoprì l’inganno, ma cadde in una trappola e venne crocifisso. Staccato dal patibolo dal Capo kozako Olgerd Vladislav, il Cimmero venne portato in fin di vita nel campo della tribù del deserto degli Zuagir.
Mentre si leccava le ferite e prendeva tempo, Conan ricorse alla propria astuzia e alla propria ferocia per diventare il braccio destro di Olgerd tra i predoni nomadi.
Nel frattempo, Salomè e Constantius a Khauran avevano instaurato con la strego­neria un regime di terrore, mentre uno dei fedeli ufficiali della Regina Taramis, sospettando la sostituzione, aveva scoperto la prigione in cui era stata rinchiusa la vera Regina.
Quando, dopo aver deposto Olgerd, Conan guidò i suoi Zuagir contro la Capitale khauraniana, il leale ufficiale liberò la Regina dagli incantesimi di Salomè, mentre i guerrieri di Conan coperti di sangue si riversavano nelle strade della città.
Constantius venne appeso alla croce dove una volta aveva fatto inchiodare Conan, e quest’ultimo se ne andò per depredare con i suoi Zuagir le città e le carovane dei Turaniani.

A quel tempo Conan aveva poco più di trent’anni, ed era al culmine della prestan­za fisica.
Conoscendosi troppo bene per dedicarsi a una vita tranquilla e monotona, prese un cavallo e si diresse a Sudovest, a Zamboula, dei cui piaceri aveva sentito parlare da molto tempo.
Conan, dopo un viaggio abbastanza tranquillo, arrivò a Zamboula, dove sperperò rapidamente una piccola fortuna nelle orge più sfrenate. Una settimana di stravizi, baldorie e scommesse al gioco, lo fece finire nuovamente sul lastrico (Shadows in Zamboula, Ombre a Zamboula).
Zamboula, il più settentrionale degli avamposti turaniani, era governato da un Satrapo, Jungir Khan, e dalla sua amante stygia, Nefertari. Ma era anche infestato dalle scorrerie notturne di certi schiavi cannibali provenienti dalla nera Darfar. Nell’ombra tramava il sinistro Sacerdote di Hanuman, Totrasmek, il quale era alla ricerca di un famoso gioiello, la Stella di Khorala, per il quale la Regina di Ophir aveva offerto una stanza piena d’oro.
Dopo una sgradevole avventura, Conan si impadronì della Stella di Khorala, e cavalcò a Ovest sulle praterie di Shem. Se arrivò da Ophir e reclamò la stanza piena d’oro, o se venne alleggerito del gioiello da qualche ladro o da una donnina allegra, non ci sono cronache che possano dircelo.
A ogni modo, il ricavato non dovette durargli a lungo. Fece un’altra breve visita in Cimmeria, trovando morti i vecchi amici, e più noiose che mai le vecchie usanze. Quando seppe che i kozaki avevano recuperato l’antica forza e che stavano renden­do la vita impossibile a Re Yezdigerd, Conan inforcò il cavallo e riprese la spada per tornare a depredare il Turan.
Anche se alla fine rimase a mani vuote, ritrovò i vecchi amici, sia tra i kozaki, sia nella Confraternita Rossa del Mare di Vilayet.
Ben presto, grossi contingenti di entrambi i gruppi tornarono a operare nuova­mente sotto il suo comando, accumulando bottini più ricchi che mai. Yezigerd mandò Jehungir Agha, Signore di Khawarism, a tendere una trappola al Barbaro sulla misteriosa Isola di Xapur, vicina alla roccaforte zaporoskiana dei pirati (The Devil in Iron, Il Demone di Ferro).

Dopo aver sventato l’imboscata, Conan scoprì che l’antica fortezza di Dagon era stata ricostruita con la Magia, e che in essa era tornato alla vita il malefico Dio della città, Khosatral Khel, un Demonio tenuto prigioniero.
Conan forse non fece bene a vantarsi del fatto che avrebbe bruciato la città di Jehungir, Khawarism, ma a ogni modo riunì i kozaki e i pirati in una forza talmente formidabile che Re Yezdigerd fermò la sua marcia verso l’Impero per schiacciarli.
Le forze turaniane vennero ritirate dalle frontiere e, in una colossale battaglia, riuscirono a sgominare il nemico kozako. Alcuni superstiti andarono a Est, verso le foreste dell’Hyrkania: altri a Ovest, per unirsi agli Zuagir.
Conan cavalcò a est, ai piedi dei Monti Himeliani, lungo il confine Nordovest della Vendhya. Qui divenne Capo della tribù nomade dei selvaggi Afghuli. Adesso aveva superato i trent’anni, ed era conosciuto in tutto il mondo barbarico e in quello civilizzato, dalla terra dei Pitti al Khitai.
Non essendo uomo da andare molto per il sottile, Yezdigerd ricorse alla Magia del Mago Khemsa, uno dei temuti adepti del Cerchio Nero (The People of the Black Circle, Gli Accoliti del Cerchio Nero), perché gli levasse di torno il Re del Vendhya. La sorella del defunto Re, la Devi Yasmina, decise di vendicarlo, ma venne catturata subito da Conan.
Con l’aiuto della tribù montanara dei Wazuli, i due si misero alla ricerca di Khem­sa, per poi scoprire che era stato ucciso dalle Arti Magiche dei Veggenti di Yimsha, suoi antichi padroni. Conan riuscì a combattere la Magia con la Magia, usando l’acciaio e liberando in tempo Yasmina per attaccare gli invasori turaniani di Yezdi­gerd e stroncare il loro esercito.
Fallito il piano di riunire le tribù montanare in un solo esercito, Conan ripassò per l‘Hyrkania e il Turan, evitando le sentinelle di Re Yezdigerd e dividendo la tenda con i suoi antichi compagni kozaki. Nell’Ovest infuriavano guerre violente e, sen­tendo odore di pascoli più verdi e di bottini più ricchi, Conan tornò nei Regni Hyboriani.
Almuric, Principe di Koth, si era ribellato contro l’odiato Re Strabonus, e aveva sollevato un formidabile esercito di uomini raccolti da ogni dove: Conan si alleò a lui. I vicini di Strabonus, però, giunsero in suo aiuto: la causa del ribelle fallì, e il variopinto esercito di Almuric venne ricacciato a Sud.
I dispersi tagliarono per le terre dello Shem, sopra i confini della Stygia, e per le savane di Kush. Qui vennero sgominati dalle forze riunite dei Neri e degli Stygiani al confine con il Deserto Meridionale. Conan fu uno dei pochi superstiti.

Fuggendo nel deserto, Conan e il suo compagno Natala giunsero alla secolare Xuthal, una città fantasma di morti viventi dominata dal Dio-Ombra strisciante, Thog (The Slithering Shadow, L’Ombra che Scivola). La donna stygiana Thalis tradì nuovamente Conan, e lui e Natala fuggirono di nuovo nel deserto, verso le savane meridionali delle quali gli aveva parlato Thalis.
Mentre Natala si dirigeva a Nord, verso le Terre Hyboriane, Conan tagliò per le savane meridionali dei Regni Neri. Qui il suo nome era famoso, e Amra il Leone non ebbe alcuna difficoltà ad arrivare alla costa che aveva depredato ai tempi di Bélit.
Ma Bélit, oramai, era soltanto un vago ricordo nella Costa Nera. La nave che in seguito comparve all’orizzonte del promontorio dove Conan stava affilando la spada, era comandata dai pirati delle Isole Baracha, al largo della costa di Zingara. Anche loro avevano sentito parlare di Conan, e diedero il benvenuto alla sua spada e alla sua esperienza.
Prossimo ai trentacinque anni, Conan si unì ai pirati barachiani, con i quali rimase per un po’ di tempo. A Conan, però – che era abituato agli eserciti ben organizzati dei Re Hyboriani – l’organizzazione delle bande barachiane appariva talmente in­consistente da non convincerlo molto circa l’opportunità di assumere il comando e incamerare i bottini.
Al rendez-vous dei pirati alla Tortuga, uscì dall’angolo nel quale era stato confina­to, scoprendo che l’unica alternativa che gli restava al taglio della gola risiedeva nel tentativo di allontanarsi dall’Oceano Occidentale con una piccola barca a remi che faceva acqua. Cosa che fece con la massima sicurezza e disinvoltura.
Quando avvistò il Wastrel, la nave del bucaniere zingariano Zaporavo, abbandonò la propria barca, che stava per colare a picco, arrivò a nuoto alla nave e si arrampi­cò a bordo come se niente fosse (The Pool of the Black One, Lo Stagno Dei Neri).
Il Cimmero si conquistò subito il rispetto della ciurma e l’inimicizia del Capitano, la cui donna kordava, la bella Sacha dalla pelle liscia, gettava troppo spesso l’occhio sul gigante dalla giubba nera.
Ossessionato da antiche leggende, e perennemente assorto nello studio di vecchie carte, Zaporavo continuò a guidare la sua barca verso Ovest, finché approdarono su un’isola sconosciuta. Qui lo zingarano perse la vita in un duello con Conan, mentre Sacha veniva portata via da strani giganti neri.
Seguendo le sue tracce fino al Lago Stregato dei Neri, Conan riuscì a liberare anche la ciurma del Wastrel. Da lì, fece vela per i porti e i mercantili più vulnerabili di acque più amichevoli.

Per due anni, in qualità di capitano del Wastrel, Conan proseguì con successo la carriera di pirata. I particolari delle sue imprese al momento non sono noti, sebbe­ne si speri che alcune tavolette d’argilla, scritte in caratteri cuneiformi pre-sumerici, una volta decifrate, possano arricchire le informazioni che abbiamo su questo pe­riodo.
Altri pirati zingarani, tuttavia, invidiosi del successo dello straniero, alla fine lo affondarono al largo della costa shemita.
Riparato nell’interno, e venuto a sapere che stavano per scoppiare delle guerre lungo i confini della Stygia, Conan si unì ai Liberi Compagni, una banda di avventu­rieri al comando di Zarallo. Invece di conquistare ricchi bottini, tuttavia, si ritrovò a svolgere un noioso servizio di guardia nel posto di confine di Sukhmet, alla frontie­ra con i Regni Neri.
Il vino era acido e la paga scarsa, e Conan, ben presto, si stancò anche delle donne nere. La sua noia ebbe termine con l’arrivo a Sukhmet di Valeria della Confraterni­ta Rossa, una pirata che aveva conosciuto ai tempi delle Isole Baracha. Quando lei ricorse a misure drastiche per respingere un ufficiale stygiano, Conan la seguì a Sud nelle terre dei Neri (Red Nails, Chiodi Rossi).
Nel fondo della foresta un drago divorò i loro cavalli. Nonostante Conan fosse riuscito poi ad avvelenare il mostro, la coppia ritenne saggio rifugiarsi in una città a prima vista abbandonata che sorgeva sulla pianura oltre la giungla.
Questa città – Xuchotl – era abitata invece dagli Xotalanchi e dai Tecuhltli, due Clan rivali discendenti da una razza tlazitlana che era arrivata laggiù mezzo secolo prima dalle rive del lago Zuad, ai confini di Kush.
Alleatisi con i Tecuhltli, i due nordici si ritrovarono alle prese con una Strega senza età, Tascela, e con la Magia degli antichi Kosaliani che avevano costruito la città.
Conan era disposto ad aiutare i Tecuhltli a conficcare dei chiodi rossi nella loro «colonna della vendetta», dove ciascun chiodo rappresentava la vita di un xotalanco ucciso, ma nutriva poca simpatia per la Creatura Strisciante che il Clan rivale aveva fatto uscire dalle oscure cripte della città. Quando la faida culminò in un sanguinoso massacro, Conan fu ben felice di lasciare quella città maledetta.
L’amore di Conan per Valeria, per quanto appassionato agli inizi, non durò a lungo. Forse l’ostinazione di entrambi nel volere essere il capo, ebbe la sua impor­tanza. A ogni modo, alla fine si separarono: Valeria per riprendere il mare, Conan per cercare fortuna nei Regni Neri.

Sentendo parlare dei «Denti di Gwahlur», un tesoro inestimabile nascosto nel Keshan, vendette i propri servigi all’irascibile Re di Keshan, del quale addestrò l’esercito a combattere contro il vicino regno di Punt (Jewels of Gwahlur, I Gioielli di Gwahlur).
Anche l’intrigante Tuthmekri, l’emissario stygiano dei Re di Zembabwei, aveva delle mire sui gioielli di Gwahlur, e cominciò così a togliere la terra sotto ai piedi al suo rivale, Conan.
Il Cimmero andò dritto alla valle del cratere dove si supponeva si celasse l’antica città di Alkmeenon con i suoi tesori. Qui, dopo una folle avventura con la Dea Yelaya – che era ancora viva – con la fanciulla corinthiana Muriela, con i Sacerdoti Neri capeggiati da Gorulga, e con i torvi Adepti Grigi di Bît-Yakin, Conan conservò la vita, ma perse i gioielli.
Mentre si dirigeva a Punt con Muriela, Conan approntò un piano per derubare gli adoratori della Dea d’avorio del loro oro. Quindi proseguì per Zembabwei.
Nella città dei due re si unì a una carovana di mercanti che guidò a Nord lungo i confini del deserto – confini controllati dai predoni Zuagir, suoi compagni di scor­rerie di un tempo – conducendola sana e salva nello Shem. Di qui proseguì verso Nord, diretto alla sua terra natale attraversò i Regni Hyboriani.
A quel tempo Conan era alla fine dei trent’anni, con pochi segni di vecchiaia, a parte una maggiore cautela nell’avvicinarsi alle donne e nel mettersi nei guai. Tor­nato in Cimmeria, vide che i figli dei suoi coetanei avevano messo su famiglia, temprando la propria baldanza con i pochi lussi che filtravano dai più miti Paesi hyboriani. Ma nessun colono hyboriano aveva ancora avuto l’ardire di varcare le frontiere cimmeriane dal tempo della distruzione di Venarium, avvenuta più di due decenni prima.

L’ASCESA AL TRONO DI AQUILONIA
Adesso, però, gli Aquiloniani si stavano espandendo a Ovest per le Marche Bossoniane, penetrando lentamente nei bordi delle foreste dei Pitti.
E verso quelle parti andò anche Conan, che era in cerca di ingaggi per la propria spada. Si arruolò come esploratore a Forte Tuscelan, l’ultimo avamposto aquiloniano situato sulla riva orientale del Fiume Nero, all’interno del territorio dei Pitti. Qui era in corso una feroce guerra tribale con quei feroci guerrieri (Beyond the Black River, Oltre il Fiume Nero).
Nelle foreste al di là del fiume, il Mago Zogar Sag stava radunando i suoi Demoni delle paludi – i figli di Jhebbal Sag, l’antico Dio della Foresta – per aiutare i Pitti. Conan non riuscì a impedire la distruzione di Forte Tuscelan e dell’intera guarni­gione che esso ospitava, ma riuscì tuttavia ad avvertire i coloni di Velitrium, che si erano stanziati oltre il fiume Thunder, e a uccidere indirettamente Zogar Sag.
Dopo la caduta di Forte Tuscelan, Conan fece rapidamente carriera nell’esercito aquiloniano. Diventato Generale, sconfisse i Pitti in una grande battaglia a Veli­trium, creando le basi per una confederazione. Poi venne richiamato nella Capitale, Tarantia, a godere del trionfo. Avendo però sollevato i sospetti e l’invidia del depravato e folle Re Numedides, venne drogato con del vino, e incatenato a vita nella Torre di Ferro.
Ma il barbaro aveva anche degli amici, non solo nemici, in Aquilonia. Ben presto venne tirato fuori di prigione e rimesso in libertà, con tanto di cavallo e di spada. Tornato alla frontiera, trovò le sue truppe bossoniane divise e una taglia sul pro­prio capo. Dopo aver attraversato a nuoto il fiume Thunder, entrò nelle fitte fore­ste dei Pitti, diretto al lontano mare.
Nel cuore della foresta, Conan si imbatté in una caverna che nascondeva il corpo e il tesoro del pirata barachiano Tranicos, e sconfisse il Demone di guardia che la sorvegliava (The Treasure of Tranicos, Il Tesoro di Tranicos).
Nel frattempo, altre persone provenienti dall’Ovest erano in cerca del medesimo tesoro: il Conte Valenso, un rifugiato zingarano con sua nipote Belesa, bande rivali di pirati barachiani e zingarani, e un misterioso «uomo nero», che si rivelò poi essere il Mago stigio Thoth-Amon, la cui strada Conan aveva già incrociato.
Alla fine, vennero tutti accerchiati dai Pitti, e Conan fu fortunato a fuggire con Belesa ancora vivo.
Prima che i Pitti lo trovassero, Conan venne salvato da una galea da guerra sulla quale viaggiavano dei vecchi amici aquiloniani, i quali lo vollero come capo nella loro rivolta contro Numedides.

La rivoluzione si compì con incredibile rapidità. Mentre i cavalieri e i fanti dalle cotte di maglia luccicanti si scontravano nelle pianure di Aquilonia, lungo i confini dei Pitti era scoppiata la guerra civile tra i sostenitori di Conan e i sostenitori di Numedides.
Dopo aver assaltato la Capitale e ucciso Re Numedides sugli scalini del trono – di cui si impadronì prontamente – Conan, che aveva ormai compiuto i quarant’anni, si ritrovò Re della più grande nazione hyboriana.
La vita da Re, tuttavia, non si dimostrò un letto di Uri. Nel giro di un anno, il menestrello pazzo Rinaldo già cantava ballate che celebravano Numedides il «mar­tire».
Ascalante, Conte di Thune, stava radunando un gruppo di cospiratori per far cadere il barbaro dal trono. Conan scoprì che la gente ha la memoria corta, e che anche lui era vittima di quella volubilità del consenso popolare che si accompagna indissolubilmente con la corona (The Phoenix on the Sword, La Fenice sulla Spada).
Avrebbe potuto perdere entrambe a causa dei malefici magici del suo antico av­versario, Thoth-Amon, se l’antico guardiano di Aquilonia, il saggio Epemitreus, non si fosse levato dalla tomba segreta dopo 1500 anni tracciando una fenice magi­ca sulla spada del Cimmero, consentendo in tal modo a Conan di vincere la diaboli­ca Magia stygiana.
Il pericolo di una guerra civile era stato appena sventato, allorché Conan ricevette un’urgente richiesta d’aiuto del suo alleato, Re Amalrus di Ophir.
Re Strabonus di Koth stava premendo contro le frontiere di Ophir, e Conan partì in soccorso dell’alleato con cinquecento cavalieri aquiloniani – i più valorosi – per poi scoprire nella pianura di Shamu che i due Re si erano alleati contro di lui.
Gli Aquiloniani morirono combattendo fino alla fine, e lo stesso Conan rimase in vita soltanto per un capriccio del Mago di Koth Tsotha-lanti, la niente perversa che stava dietro al complotto (The Scarlet Citadel, La Cittadella Scarlatta).
Prigioniero del Mago nella Torre Rossa della Capitale kothiana di Khorshemish, la «Regina del Sud», Conan fuggì quando il suo carceriere nero volle vendicarsi dell’Alma che era stato un tempo, il corsaro della Costa Nera di Kush che aveva ucciso suo fratello nel sacco di Abombi.
Nelle cripte di Tsotha, Conan si imbatté e liberò un prigioniero che si rivelò essere il rivale del Mago di Koth, Pelias. Grazie ai controincantesimi di quest’ultimo, Conan venne trasportato a Tarantia appena in tempo per rovesciare un pretenden­te al trono, Arpello, e radunare un esercito contro Strabonus e Amalrus.
Entrambi i Re perirono in battaglia sotto le mura dell’assediata Shamar, sulle rive del Tybor, e Tsotha perse la testa a opera della spada affilata di Conan.

Per quasi due anni, Aquilonia fiorì sotto lo scettro fermo ma tollerante di Conan. L’avventuriero testardo e senza legge di un tempo era diventato, in seguito alle circostanze, uno statista capace e responsabile.
Ma, nel vicino regno di Nemedia, si stava tramando un complotto: i cospiratori intendevano spodestare il Re di Aquilonia con il ricorso alla Magia Nera dei secoli antichi.
A quel tempo Conan aveva quasi quarantacinque anni, e mostrava pochi segni di vecchiaia, a parte le innumerevoli cicatrici che recava sul corpo possente e l’approc­cio più cauto e più morigerato al vino, alle donne e ai massacri, che avevano con­traddistinto la sua gioventù. Nonostante mantenesse un harem di lussuriose concu­bine, non aveva mai preso una vera moglie – una Regina – che gli desse un legittimo erede al trono. E i suoi nemici volevano approfittare di questo fatto.
I cospiratori riportarono in vita Xaltotun di Python, il più grande Mago dell’antico Impero di Acheron, che era caduto con esso quando selvaggi Hyboriani, tremila anni prima, erano arrivati dal Nord.
Grazie alla Magia di Xaltotun, Re Nimed di Nemedia venne assassinato e rimpiaz­zato dal fratello minore Tarascus (The Hour of the Dragon, L’ora del dragone). L’esercito di Conan venne battuto dalla Magia Nera, Conan fu fatto prigioniero, e sul suo trono venne posto l’esiliato Valerius. I sostenitori di ConanProspero, Pallantides e Trocero – fuggirono nell’entroterra.
Evaso dalla prigione del Mago con l’aiuto di una fanciulla dell’harem, Zenobia, Conan tornò di corsa ad Aquilonia e radunò tutti i suoi leali sostenitori contro Valerius e i Nemediani che occupavano il suo regno.
Dai Sacerdoti di Asura, apprese che il potere di Xaltotun poteva essere spezzato soltanto con uno strano gioiello, il «Cuore di Ahriman», che era stato rubato da Xaltotun e nascosto da Tarascus.

Deciso a trovare il gioiello, Conan, arruolato a forza su un mercantile di Argos, capeggiò una rivolta di rematori neri e riassunse il suo antico ruolo di Amra, il Leone.
La ricerca del gioiello lo condusse alle mura nere di Khemi, il principale porto della Stygia. Dopo essere riuscito a riprendere il gioiello, Conan tornò ad Aquilo­nia, unì le sue forze a quelle dei suoi fedeli amici e vinse Xaltotun grazie al potere del «Cuore di Ahriman».
Da questo punto in poi le cronache dicono poco sulle ultime avventure di Conan, sebbene ci sia motivo di credere che un papiro dell’Antico Regno scoperto di recente, possa aiutare a colmare le lacune. (Dal momento che metà di questo papiro si trova al Cairo, e l’altra metà a Gerusalemme, ci potrebbe volere del tempo.)
A ogni modo si sa che, con il sostegno dei Baroni più forti, capeggiati da Trocero e da Prospero, e con la grande massa di sudditi fedeli a lui e alla sua dinastia, la sua vita divenne più tranquilla. Zenobia gli dette degli eredi, e sui troni dei regni con­finanti salirono monarchi amici. È vero, i selvaggi Pitti si opponevano costantemen­te alla pressione esercitata sulle loro foreste, ma questo c’era da aspettarselo.
Si dice che almeno altre due volte il suo spirito irrequieto portò Conan nelle terre al di là del mondo conosciuto, più lontano di quanto si fosse spinto qualunque nordico della sua schiatta.
Comunque gli anni passarono e Conan incanutì, anche se mantenne sempre l’anti­co vigore. Sembra che abbia avuto un figlio di nome Conn, ma questi non eguagliò neppure lontanamente le gesta del padre, come dimostra il fatto che le Cronache non ci tramandano nulla di lui.
Come Conan morì non si sa. La leggenda vuole che scomparve nel corso di un’ulti­ma battaglia svoltasi nei Deserti Occidentali per difendere l’amata Aquilonia, ma della sua fine non si è mai saputo e non si sa nulla. Forse cavalca ancora con l’ascia bipenne legata da un laccio di cuoio al polso destro, e forse, nelle notti di luna piena, è possibile vedere il suo profilo possente stagliarsi sul filo dell’orizzonte…
Ma forse è soltanto uno scherzo causato dal riverbero dei raggi lunari, o forse il sogno generato da un anelito di libertà antico quanto l’uomo… Chissà che Conan non possa tornare un giorno dalle regioni dei sogni per sconfiggere un nuovo mo­stro, liberare una principessa, o bere un bicchiere di vino in una taverna alla fine di una giornata di sangue e di gloria…
Questo dipende solo dalla fantasia degli uomini…

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~ di Pallantides su 2 ottobre 2007.

8 Risposte to “LA STORIA DI CONAN”

  1. Bella li

  2. Stupenda.
    Mille GRAZIE Pal.

  3. Complimenti davvero!

  4. Interessantissima

  5. SCUSA MA PERSONAGGI QUALI ZULA FAFNIR E RED SONJA non compaiono nelle storie ufficiali?

  6. per chi non ha il nuovo omnibus di conan della newton (dove è contenuto anche questa biografia) si tratta di un ottimo articolo

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